info

Strada per Formignana
Sabbioncello San Vittore
tel. 0532 864633

google

apri a schermo intero

video

video mensa

Villa della Mensa

SABBIONCELLO SAN VITTORE

Villa Mensa

Posta a ridosso della sponda sinistra del Po di Volano, Villa Mensa è uno dei superstiti complessi monumentali facenti parte fin dall’origine del patrimonio immobiliare della sede episcopale di Ferrara (da qui, il tradizionale nome «Mensa»).
Costruito probabilmente nel primo decennio del ’300 e pesantemente modificato nel corso del Sei e Settecento, l’edificio presenta tuttora molti caratteri quattrocenteschi, ravvisabili soprattutto nelle forme architettoniche e in diversi dettagli costruttivi e ornamentali.

leggi tutto

Se alcune decorazioni araldiche visibili sulla superficie di un tratto murario rinvenuto nel sottotetto sembrano richiamare lo stemma del vescovo Francesco dal Legname (1446-1460), è tuttavia sotto l’amministrazione di Bartolomeo Della Rovere (1474-1494) - nipote di papa Sisto IV (il primo committente della cappella Sistina) - che l’intero corpo residenziale subisce significativi accrescimenti, mediante la costruzione di un porticato al piano terreno e di una «sala grande» al primo, caratterizzata da una teoria di aperture a tutto sesto.

Testimonianza esplicita del rinnovamento architettonico promosso dal prelato francescano è l’insegna lapidea in pietra d’Istria sormontante il portale d’ingresso all’antico giardino. Sotto lo scudo occupato dall’albero di rovere scolpito a bassorilievo, si può infatti ancora leggere l’incisione epigrafica, che recita:

PO(N)TIFICE HEC REGNA(NT)E NEPOS
NOVA MENIA SIXTO
FERRARIE PR(A)ESUL FUNDARI
BARTHOLOMEUS
EXTOLLIO ET IN HOC CELARI
MARMORE IUSSIT
ROBORA SIGNA SUI ESTENSI
HERCULE PRINCIPE REGE

[«Regnando il Pontefice Sisto, il di lui nipote Bartolomeo vescovo di Ferrara, dispose che venisse fondata ed eretta questa nuova costruzione e che in questo marmo si scolpissero le insegne della Rovere, (essendo) Ercole Estense il principe regnante»].

Valutata la finalità celebrativa e di magnificazione della targa, è tuttavia opportuno sottolineare che i lavori da lui promossi riguardarono un nucleo edificato preesisente: fatto, questo, che non autorizza a considerare il vescovo Bartolomeo come il primo fondatore della dimora.

Pur non avendo mai fatto parte dei beni direttamente gestiti da Casa d’Este, Villa Mensa si può associare alla corte ducale per vicende legate ad illustri personaggi che la utilizzarono come residenza da diporto per il riposo e le attività di rappresentanza, anzitutto durante la stagione primaverile ed estiva, quando le condizioni di miglior navigabilità del fiume favorivano gli spostamenti di uomini e derrate.
Furono soprattutto i vescovi della dinastia estense a rendere il sito oggetto di significative opere di riqualificazione agricola e architettonica, elevandolo a centro con funzioni di coordinamento economico ed amministrativo dei vasti terreni circostanti (la cosiddetta «castalderia»), suddivisi in possedimenti che fruttavano cospicue rendite al vescovato di Ferrara.   

Si deve, infatti, alla figura del cardinale Ippolito I d’Este il coinvolgimento di Biagio Rossetti nel cantiere di Villa Mensa, qui chiamato nell’estate del 1513 per sovrintendere non meglio specificati lavori di modifica delle strutture interne: a fianco del famoso architetto operarono anche il capomastro Battista di Rinaldo e lo scalpellino comasco Giovanni Andrea Gilardoni, molto attivo in quegli anni presso la corte del fratello, il duca Alfonso I.
Tra il 1559 e il 1562 il palazzo subì continue migliorie interne commissionate dal vescovo, poi cardinale, Luigi d’Este a «maestro» Valentino Ranzi, figura ancora non indagata dagli studiosi, ma dotato di evidenti competenze in questioni architettoniche e idrogeologiche.   

Agli anni di Giovanni Fontana, vescovo dal 1590 al 1611, risalgono ulteriori ampliamenti di altri locali del palazzo, come dimostrano le decorazioni pittoriche del solaio ligneo posto al primo piano della torre colombaia, che riproducono le forme dell’emblema della famiglia Fontana (anelli diamantati e mezza luna). Inoltre durante recenti lavori di restauro in corrispondenza del vano che ospita la cappella al primo piano, sono riapparse nove lunette affrescate con figure di santi e quadrature in finto marmo. L’autore di tali figurazioni rimane, per ora, sconosciuto.

Con l’incameramento di Ferrara alla Santa Sede (1598), la villa perse quella centralità politico-culturale avuta durante la signoria estense: tuttavia non mancarono episodi di rinnovamento architettonico commissionati dai vescovi di Ferrara, che continuarono a soggiornarvi fino al tempo delle soppressioni napoleoniche (1797).
Nel 1833 il complesso risulta ancora tra i patrimoni della Mensa Arcivescovile di Ferrara (qui, infatti,  morì nel 1834 l’arcivescovo Filippo Filonardi), ma nel 1868 il possesso passa al demanio nazionale e nel 1878 ai conti Scroffa di Ferrara; dopo appena dieci anni subentrarono i fratelli Gustavo e Severino Navarra che inclusero la villa nelle disponibilità della «Fondazione per l’Agricoltura», che ancora oggi porta il loro nome.

A partire dagli anni ’40 del secolo scorso furono avviati pesanti lavori di adeguamento interno, necessari prima all’attività di un orfanotrofio, poi agli usi civili di circa trenta famiglie affittuarie di mezzadri, che frazionarono il palazzo trasformandolo nella forma e nell’aspetto.

La recente acquisizione (2003) da parte del Comune di Copparo e della Provincia di Ferrara, ha consentito di intraprendere interventi di restauro e consolidamento che, arrestando il processo di degrado e i fenomeni di crollo, hanno restituito l’assetto architettonico del bene monumentale così come configuratosi alla fine del XIX secolo.